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Sex Education: una serie anche nostra

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Sex Education è una serie televisiva britannica del 2019 arrivata alla terza stagione.
Nel corso degli episodi seguiamo le vicende dei due protagonisti, Otis e Mev, e dei lori amici e compagni del liceo Moordale. I ragazzi nel corso del tempo si troveranno ad esplorare la sessualità abbandonando la retorica della soppressione degli istinti e dei non detti, preferendo una narrazione più schietta, approfondita ed accogliente verso la diversità.


Sex Education e generi: il personaggio di Cal

Nella terza stagione incontriamo il personaggio di Cal, non binary che in lingua inglese adotta i pronomi They/Them. Cal fin da subito entra in conflitto con la politica restrittiva di una scuola che nemmeno concepisce il concetto di non binarietà.
Cercano di imporlə una divisa scolastica che non lə mette a suo agio, non sanno cosa fare quando la scelta di dividere il corridoio o le classi secondo i due generi maschile e femminile non può (e non deve) adattarsi a ləi.
Non solo, Cal si trova a dover difendere la sua identità anche nella vita privata, quando il suo ragazzo Jackson non lə comprende a fondo e ha difficoltà nel non considerarlə una femmina.
Di grande impatto anche una scena nel finale di stagione, quando Cal si trova ad insegnare l’uso di un binder ad unə compagnə di scuola anch’essə non binary, Layla, occupatə nel compiere i primi passi alla scoperta del suo vero io.
Molti di di noi sicuramente avrebbero voluto unə Cal accanto in questa fase della vita.
Come non citare in ultimo lo splendido dito medio alzato contro la preside, durante un saggio che avrebbe avuto come fulcro un anacronistico ritorno all’ortodossia educativa e che invece diventa un canto liberatorio celebrante la sessualità.

L’artista che interpreta il personaggio di Cal è Dua Saleh, musicista di Minneapolis originariə del Sudan. Anche nella vita reale Dua si identifica come persona non binaria, e così come il suo alter ego “rompe gli schemi e tutte le regole”, militando in associazioni LGBT fin da giovanissimə nonostante un ambiente familiare religioso e reticente ad accogliere la sua identità.

Genere e rappresentazione della comunità enby

Quanto è importante la rappresentazione della comunità non binary al grande pubblico?
Risposta breve: tanto.
Possiamo però arrischiarci nel fare qualche altra riflessione.
La rappresentazione nei media di massa di una comunità risulta fondamentale per palesare l’esistenza della comunità stessa. Se non si parla di qualcosa, quella cosa non esiste. In barba al pensiero tutto piccolo borghese, votato alla vergogna ed alla falsa modestia, che promette la libertà di poter fare tutto e di poter essere ciò che si è ma solo nel segreto delle proprie quattro mura, come se il mondo fosse una sfera sorda ed imperturbabile, da privare di quelle persone coraggiose che vogliono vivere la loro vera identità alla luce del sole.
Come se la nostra identità fosse un capriccio, una sciocca vanteria messa su per condire un’interiorità vuota. Incredibile doverlo dire, ma non è così.
Alle spalle di una persona che si distacca dal binarismo di genere c’è tanto coraggio, tanta consapevolezza, e purtroppo per molti di noi, tanta sofferenza.

Nella speranza che lə nostrə beniaminə ritorni più forte e più in gamba di prima nella quarta stagione, ci auguriamo che la rappresentazione della comunità abbia sempre più peso in futuro.

Adolescenti transgender e non binary

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Il 9 settembre 2021, la redazione del periodico Il Simposio ha tenuto l’evento on line Adolescenti transgender e non binary. La registrazione completa è disponibile su YouTube, sui canali di Antonia Monopoli e Progetto Genderqueer. Vale la pena di spender qualche parola anche qui, visto l’argomento.

L’idea dell’evento è nata dall’esigenza di rispondere a certa “TV spazzatura” che gioca sulle emozioni suscitate dai percorsi di transizione in età minorile. Il focus della conferenza era sugli adolescenti, perché è in questa età che si sviluppa la sessualità e si rafforza l’identità di genere.

A parlare per prima è stata Antonia Monopoli, attivista transgender. Il suo intervento ha sottolineato l’importanza di prendere coscienza presto della propria identità di genere. Anche l’ambiente familiare è decisivo: una famiglia che accetta e supporta il percorso di unǝ adolescente contribuisce a condurlo a buon fine. Viceversa, un ostinato rifiuto di riconoscere l’identità di genere di unǝ figliǝ lǝ rende ancor più difficile raggiungere un equilibrio esistenziale.

Nathan Bonnì e i giovani non binari

 

Circa i percorsi non medicalizzati, è intervenuto Nathan Bonnì: attivista transgender e coordinatore del gruppo di autocoscienza “Progetto Genderqueer” (oltre che di EnbyPost). Per quanto riguarda lǝ adolescenti non binary, il loro minimo comune denominatore è l’insofferenza verso gli stereotipi di genere. I percorsi che intraprenderanno saranno però differenti, anche col supporto di uno psicologo. Alcune di loro si riconosceranno come ragazze femministe e/o lesbiche; altri come ragazzi gay; altrǝ imboccheranno la via della transizione binaria (da femmina a maschio o da maschio a femmina); altrǝ non rientreranno in alcun genere canonico.

Adolescenti transgender, non binary, psicologia

 

Sotto il profilo legale, l’unico percorso riconosciuto è quello binario e medicalizzato. Ottenere un cambio di documenti in altro modo è praticamente impossibile. In un’età così precoce, sarebbe anche poco augurabile optare per misure irreversibili. Questa è la posizione della dott.ssa Roberta Ribali, neuropsichiatra e consulente del Tribunale di Milano. Il suo intervento ha sottolineato la necessità di non esercitare alcun tipo di pressione. È normale che lǝ adolescenti siano in cerca della propria identità e cerchino di comprendere la propria sessualità in divenire. Non è strano neppure vederlǝ passare da un’espressione di genere maschile a una femminile e viceversa. Questo è parte della crescita di alcunǝ e forzarlǝ in una direzione o in un’altra sarebbe soltanto dannoso per il loro equilibrio psicofisico.

Ragazzi non binari, ce ne parla l’avvocato Berti

 

Ulteriormente complesso è l’aspetto giuridico. Se ne è occupato l’avv. Giuseppe Berti del Foro di Milano. I casi di transizione minorile per via legale sono aumentati significativamente a partire dalla fine degli anni ’90. Le sentenze pubblicate sono poche e si fa riferimento soprattutto a norme secondarie. Fra le sentenze, è stata particolarmente controversa una del Tribunale di Catania: considerando la transizione una scelta personalissima del soggetto, è stata respinta la domanda di cambio di documenti presentata dai suoi genitori. Insomma, la richiesta avrebbe dovuto partire dallǝ direttǝ interessatǝ maggiorenne.

La non binarietà di genere nell’adolescenza è inestricabilmente legata alla crescita, al fatto che la personalità è ancora in divenire. Ciò su cui si può concordare è che l’adolescente, nella definizione della propria identità di genere, deve trovare nell’adultǝ un sostegno esperto ed empatico, non unǝ tirannǝ.

Non esiste un percorso unico adatto a tuttǝ e qualsiasi forzatura comprometterebbe la formazione di una personalità solida e serena.

Erica “Eric” Gazzoldi