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razzismo

Il giorno della coscienza nera in Brasile

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È stato nel 2003 che il 20 novembre è diventato il giorno della coscienza nera in Brasile, una data che sottolinea l’importanza di includere la popolazionə nerə nella società in modo equo. Il giorno prescelto è stata la morte di Zumbi dos Palmares, uno dei nomi che più hanno combattuto per la fine della schiavitù in Brasile.

Riconosco che è molto importante avere una data di questa portata qui in Brasile, perché la maggior parte della nostra popolazionə è nerə e/o mistə. Ma insieme a questi dati, ci sono anche casi di razzismo e morte di personə di colorə in tutto il Paese.

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Zumbi dos Palmares, uno dei leader nella lotta per la fine della schiavitù il giorno della coscienza nera è la stessa data della sua morte

Nel 2020, la giornata è diventata ancora più forte perché alla vigilia del giorno della coscienza nera, la giornata è stata segnata dalla morte di João Alberto Dias. Il ragazzo è stato picchiato dalle guardie giurate al mercato Carrefour di Porto Alegre, città nel sud del Brasile. Oggi, a distanza di un anno, è ancora possibile vedere che una vita da nerə non vale come una bianca per alcunə personə.

 

Razzismo in Brasile: brutalità della polizia

È molto comune vedere agenti di polizia agire in modo diverso quando si avvicinano alla popolazione delle periferie brasilianə, ancora di più quando sono personə di colorə. Sono rimasta sorpresa di vedere un video di allenamento della polizia militare di Brasilia in un quartiere di lusso della città, perché non assomigliava a quello che vedo normalmente. 

Per moltə brasilianə nerə è molto rischioso uscire senza documenti e fare attenzione anche agli oggetti che trasportano. Dopotutto, qui la polizia ha scambiato un ombrello per un fucile. E molti non sono nemmeno al sicuro in questo modo di agire a casa, ho perso il conto di quantə vitə sono state prese da “proiettili vaganti” nelle comunità di tutto il Brasile.

 

Razzismo strutturale

Ricordo la confusione che ho provato quando ho sentito per la prima volta il termine “proiettili vaganti”, mi sono chiesta, da bambina, come si perde un proiettile? Oggi so che la risposta è una: nelle comunità periferichə brasilianə è raro vedere la polizia sparare con cura per non ferire gli altri.

Tutto ciò che sperimentiamo oggi è ancora un riflesso della fine tardiva e non supportata della schiavitù per la popolazionə nerə. Dopo anni di lotta per la libertà, i nerə che vivevano qui in Brasile si sono trovatə liberə, ma indifesə e senza casa. Fu da lì che iniziarono a emergere quelle che oggi chiamiamo “favelas” brasilianə.

C’è chi dice che in Brasile non c’è razzismo, forse quellə personə è molto ottimistə o semplicemente non vede i casi. Sì, siamo un paese molto eterogeneo, ma vediamo ancora avvocatesse essere ritirate da un negozio semplicemente perché nere. Vediamo molte personə di colorə che vengono insultatə, sminuitə e che lottano il doppio per fare carriera nella società.

 

Il lato buono della medaglia

Se nel XIX secolo la popolazionə nerə ha combattuto per la libertà, oggi non sarebbe diverso, è tempo di tacere di fronte alle ingiustizie e ai casi di razzismo. La legge è dalla nostra parte, perché il razzismo è un crimine che qui non si salva, e ci sono politiche pubbliche di riparazione storica, come nel caso del sistema delle quotə universitariə. Che è diventata la porta per moltə giovanə nerə nel mondo accademico brasiliano.

Anche con passi lenti, sono abbastanza ottimista da credere che il Brasile possa davvero essere un paese senza razzismo. La nostra popolazionə è ampiamente rappresentata nel mondo artistico, che diventa fonte di ispirazione per molti giovani.

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Manifestazione contro il razzismo in Brasile

Condividerò anche una canzone che ascolto sempre nel giorno della coscienza nera: Mandume, del rapper Emicida. Questa canzone mostra molto quello spirito combattivo che portiamo nel vedere più neri occupare spazi sempre più importanti in Brasile. ✊🏽✊🏾✊🏿

 

https://www.youtube.com/watch?v=mC_vrzqYfQc

Razzismo in Italia: lə italianə non sono tutti bianchə

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L’Italia è un paese arretrato emotivamente

Le due più grandi piaghe sociali dell’epoca moderna in Italia sembrano essere il razzismo e l’omotransfobia. Stiamo vivendo anni complicati dal punto di vista dell’accettazione dell’altrə. La sensibilità del pubblico sembra elevatissima, soprattutto grazie all’immenso lavoro svolto dalla comunità Lgbtqi+ e dai vari movimenti Black, ma la triste verità è che ormai siamo troppo abituati agli episodi di omotransfobia. Al punto che, anche in palese fragranza di reato, tendiamo a minimizzare.

Anzi, non è nemmeno più reato visto che il 27 ottobre il Senato ha affossato il DDL Zan contro l’omotransfobia (https://www.enbypost.it/2021/10/28/ddl-zan-baratto-like-diritti-umani/). Per quanto riguarda il razzismo invece la legge Mancino è ancora in vigore, ma con il decreto svuota carceri (D.lgs. n. 7/2016 del 15/01/2016) l’ingiuria non è più  considerata reato, ma  mero illecito civile. Nonostante tutti gli sforzi, dal punto di vista politico sembra assolutamente impossibile ottenere equità.

Come mai c’è così tanta omofobia, e così tanto razzismo in Italia? Si intende quel razzismo inconsapevole, causato da stupidi pregiudizi e preconcetti. Non parliamo soltanto di atti classici come insultare, picchiare, o vessare qualcuno perché gay o nero, ma piuttosto di quel comportamento subdolo che la scrittrice antirazzista Gabriella Nobile, parlando del figlio adottivo, descrive così:

“Quando mio figlio di 15 anni sale su un autobus, ci son le vecchiette che cambiano la posizione del corpo per stringersi al petto le borsette. Il controllore va dritto da lui a chiedergli se ha il biglietto. Se la polizia lo ferma gli chiede il permesso di soggiorno e non la carta di identità. Quando entra in un negozio l’antitaccheggio lo segue temendo che rubi qualcosa. Piccoli gesti, sguardi che fan capire ai nostri figli che non è stato ancora accettato il fatto che l’italiano non ha più solo la pelle bianca”.

E questo purtroppo è solo ciò che noi percepiamo. Quel poco che ci viene raccontato, da chi, comunque, assiste alla scena da esterno. Chissà quanto è  profonda in realtà la tana del Bianconiglio.

Razzismo in italia: il web non aiuta

Per i “veri italiani” alla fine la realtà è quella che viene raccontata dai telegiornali e dai social. Alcuni sono arrivati  addirittura  ad urlare al complotto dopo aver letto una notizia su “Il fatto quotidAino“, scambiandolo per il  giornale vero.
Non c’è dunque da stupirsi se nell’immaginario comune un uomo di colore non può  essere altro se non un delinquente, tipo pusher,  o un venditore ambulante. Una logica che porta anche ad associare il nero all’immigrato, ignorando che ci sono un milione e mezzo di ragazzi neri nati e cresciuti nel nostro paese. Non se ne parla, perché non conviene parlarne, dato che fa molto comodo avere un capro espiatorio sempre pronto.

È quasi come se nella politica gli interessi andassero in una direzione incompatibile con l’integrazione. A nessuno è mai venuto in mente di chiedere direttamente alle vittime di razzismo cosa potrebbe migliorare la loro situazione.

Così come non sono mai stati ascoltate le persone LGBT sulla questione, finché dopo anni è diventato impossibile per qualunque politico non considerare la forza voto. Ma questa è davvero una soluzione? Tante parole e poche soluzioni, fatte per giunta male, giusto per accaparrarsi la fiducia?

La soluzione al razzismo va voluta, ancor prima che cercata

Bisogna dare voce a chi  viene discriminato veramente e smetterla di parlare di soluzioni tra maschi bianchi etero, cosa ne possono sapere di problemi che non hanno? Si deve agire sui mass media al fine di addolcire l’immagine che viene costantemente proposta sia dei neri che dei non-etero.
Sì, perché la comunità è vasta e i gusti delle persone altrettanto, e nessuno deve permettersi di giudicare. A noi piacerebbe che qualcuno decidesse da un momento all’altro, magari dopo aver trovato un terzo testamento, che il sesso etero è contro natura?

Come sarebbe se fossimo considerati sporchi, strani, confusi, corrotti dal demonio perché desideriamo ardentemente di fare sesso con unapersona del sesso opposto? O, similmente, riuscite a immaginare un mondo governato da neri che discriminano e schiavizzano bianchi?
Tra l’altro avrebbe anche più senso se guardiamo dove ha avuto origine la specie umana. Ecco è la stessa cosa, ciò che porta a dare a qualcuno del “fro*io” o del “n…di m*rda”, è sempre il solito, inconscio, pregiudizio.

Chi soffre per questo non sa più in che modo  raccontarlo per cercare di far capire ai razzisti/omofobi che la causa dei problemi della nostra nazione non sono i principi cristiani traditi, né tantomeno il fatto che gli italiani non siano più tutti bianchi. Pensate che gli ebrei costituivano meno dell’1% della popolazione tedesca ai tempi del Reich. Eppure, la propaganda riuscì a convincere i tedeschi che erano proprio loro la causa dei problemi della Germania. Il resto è storia.
Abbiamo tutti gli strumenti che servono per iniziare un cambiamento culturale dell’opinione pubblica, a partire dell’inclusione nei programmi politici di una valida manovra di contrasto. Si tratta di una vera e propria emergenza sociale, una di quelle reali.

Siate cauti nel recipere notizie e informazioni

Dubitate delle informazioni, verificate sempre le fonti, leggete libri su un argomento prima di parlarne. Evitate di condividere post che danneggiano l’immagine di una comunità. Se un uomo di colore è un criminale lo è per vari motivi ma non di certo perché nero. Le comunità nere sono maggiormente soggette a vivere in condizioni di povertà, e questo porta facilmente alla criminalità.
Ma di chi è la colpa? Di chi vive insieme ad altre dieci persone in una capanna, sperando di non essere ucciso per un pezzo di pane, o di chi vive spendendo e sperperando, sprecando risorse limitate per scopi ben meno nobili? È necessario uscire da questo circolo vizioso fatto di affermazioni come: “Se lo dice il TG ci credo” e “Ho sempre pensato così”. Se leggete un titolo sensazionalista prima di cliccarci date un’occhiata alla credibilità del sito che lo ha pubblicato.

Bisogna anche abbandonare il cliché “rubano il lavoro”, insomma se davvero un immigrato senza istruzione, senza soldi, senza conoscere la lingua e senza contatti riuscisse a rubarmi il lavoro, io mi farei due domande sulle mie recenti scelte di vita. Informatevi bene.  Altrimenti siete fregati. E insieme a voi, inconsciamente, fregate pure gli altri.