I consigli non richiesti sul ciclo mestruale e come gestirlo

Il 1 agosto 2021 usciva per il quotidiano «La Repubblica» una mini guida per affrontare il ciclo mestruale durante le vacanze estive.

Il nocciolo della questione era semplice: si suggeriva alle donne di contare i giorni sul calendario per scegliere le giuste date della partenza verso le località turistiche predilette come mete di soggiorno. Sarebbe alquanto semplice se ogni mese le donne potessero programmare, quasi con un integrale o un piano tariffario il ciclo mestruale, eppure questo non accade e forse è proprio giusto così.

In un paese come il nostro, dove gli assorbenti vengono tassati con l’IVA al 22% in quanto considerati beni di lusso, ci si chiede se davvero fosse necessario l’ennesimo articolo di un quotidiano nazionale per capire come arginare un effetto indesiderato del corpo femminile. Il ciclo mestruale, tuttavia, non è una scelta e nemmeno un vero e proprio problema inatteso.

Il tabù del ciclo mestruale in Italia

Partiamo infatti dal presupposto che il ciclo mestruale nel nostro paese è ancora un argomento tabù, uno di quelli che spingono le donne a passarsi gli assorbenti sottobanco come se si trattasse di una sostanza stupefacente. Il ciclo mestruale diventa un vero problema quando non è tutelato, quando l’educazione è poca e quando il dolore che una donna prova viene scambiato solo ed esclusivamente come frutto di una immaginazione psichica.

Il ciclo mestruale fa soffrire e non tutte percepiscono il dolore allo stesso modo. C’è chi non riesce a muoversi, chi si dimena, chi invece non sente proprio nulla, ragion per cui dovremmo smetterla di creare scale per misurare le nostre percezioni, ma dovremmo iniziare a chiederci davvero:  “come posso stare meglio?”

Il ciclo mestruale incombe ogni mese, ogni dieci giorni, ogni sei mesi, anche questo dipende molto da persona e persona, è chiaro che parlare con i ginecologi e con i sessuologi può essere un grande passo per scoprire meglio il corpo femminile e il singolo funzionamento.

Assorbenti e tamponi come beni di lusso

Al supermercato davanti alla sezione degli assorbenti i colori stroboscopici sembrano allontanarci dal vero problema, pagare 8,32 euro per una confezione da trentadue assorbenti interni non è solo un furto, ma anche un atto di non riconoscimento di un bisogno e di una necessità del corpo femminile. In paesi dell’Unione Europea, quali l’Irlanda nei bagni pubblici delle università e dei locali si possono trovare distributori gratuiti non solo di assorbenti, ma anche di profilattici.

In Italia parlare di ciclo mestruale è molto complicato, specialmente tra le stesse donne che preferiscono sostituire la tradizionale frase “ho le mie cose” con altre espressioni totalmente decontestualizzate. In merito a tale aspetto è fondamentale ricondurci alla sensibilizzazione in merito a tale tema.

Le alternative ecologiche ed economiche

Esistono soluzione alternative all’assorbente che possono addirittura essere utilizzate per 12 ore consecutive, sono le coppette. Il loro prezzo varia dai 10 ai 24 euro in base al materiale, alla dimensione e al colore. Sono semplici e comode, ma sono soprattutto uno strumento utile alle stesse donne per conoscersi un po’, per monitorare il flusso e le perdite. Secondo le stime dell’ISTAT ogni donna usa all’incirca nell’arco della propria vita 11.500 assorbenti, un numero esorbitante considerato il prezzo, infatti la spesa media è di circa 2500 euro (basato su 5 assorbenti al giorno).
La coppetta mestruale risulta dunque essere una scelta non solo ecosostenibile che può migliorare l’impatto ambientale, ma anche un risparmio notevole.

I passi fatti in quest’ottica sono stati molteplici, ma si attende ancora il grande salto, il passo decisivo che deve partire da una corretta diffusione e da una maggior consapevolezza in merito al proprio ciclo mestruale. Conoscersi è, prima di tutto, la chiave per convivere al meglio con se stessi, e perché no, magari aiutare anche un pianeta già provato da una serie di scelte sbagliate.

Conoscere se stessə

Dunque, per rispondere alla domanda iniziale, una donna non ha bisogno di programmare le proprie vacanze, ha bisogno di essere tutelata, valorizzata e pure compresa.
Una donna, o chiunque abbia un corpo femminile, ha bisogno di conoscere sé stessa, di scoprirsi lentamente, ma soprattutto ha bisogno di parlare. È necessario dunque riconsiderare il ruolo dell’educazione sessuale anche attraverso piani formativi, che partano alla fine della scuola primaria, e che giungano anche nell’età più adulta, quella della menopausa. Parlare tra generazioni differenti in modo chiaro e diretto può davvero essere il primo passo verso un futuro in cui saremo fiere di dire:
“Ho il ciclo mestruale”.

 

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