È il ddl Zan che, già approvato alla Camera nel novembre 2020, oggi è stato definitivamente silurato.
Ma andiamo indietro di qualche mese e partiamo dalle fondamenta.

Il disegno di legge Zan

Il ddl Zan è un testo unificato, figlio di diverse  proposte di legge presentate alla Camera dallo stesso Alessandro Zan, da cui il disegno prende il nome, da Ivan Scalfarotto, da Laura Boldrini, da Mario Perantoni (M5s) e da Giusi Bartolozzi (Fi), accomunati dall’applicazione della legge Mancino per quel che riguarda la discriminazione e l’istigazione (non la propaganda) ai reati dettati dall’odio omofobico.

Il testo è composto da 10 articoli in base al cui contenuto i reati collegati all’omofobia verrebbero equiparati a quelli sanciti dall’articolo 604 bis del codice penale che contrasta il razzismo e l’odio su base religiosa, punendo con la reclusione fino a quattro anni le discriminazioni basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.

Trattasi di un disegno di legge trasversale, e dopo parecchio tempo è riuscito ad approdare in Parlamento.
La prima proposta di legge sul tema, è del 2013, il dl Scalfarotto, di cui lo stesso Zan era ultimo firmatario.

Le visioni e il tentativo di mediare sul Ddl Zan

In questi mesi si è discusso molto del disegno in questione.
Dai social ai salotti tv, dalle dirette IG alle newsletter dei politici più in voga.
La destra asseriva e lo asserisce tutt’oggi, che la legge in questione va ad introdurre un reato d’opinione.
Asserendo ciò è stata sempre in bilico la votazione del dl, infatti non rappresenta una stranezza il fatto che sia stata bloccata, oggi.
Nello specifico venivano messi in discussione alcuni articoli del disegno, quali:

L’articolo 1 sulla definizione di identità di genere, definita come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso biologico” e “indipendentemente dall’ aver concluso un percorso di transizione”

Per questo articolo la compagine riformista di Matteo Renzi, propone di tornare alla definizione del dl Scalfarotto per non rischiare di avere  troppe posizioni contro nel momento in cui si andrà a votare, ovvero ovvero aggiungendo le parole “o fondati sull’omofobia o sulla transfobia, oltre al tema della disabilità, e rivedendo conseguentemente l’articolato”.

– L’articolo 4  del Zan, tratta del pluralismo di idee e della libertà di scelta:  “ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

Lo schieramento riformista dell’ex presidente del Consiglio, evidenzia come si stesse minando la libertà di espressione, che è già tutelata dalla Costituzione.

-Nell’articolo 7, infine, è la Giornata Mondiale contro l’omostransfobia  a far discutere: “La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei principi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione”.

Italia Viva, propone di aggiungere “nel rispetto della piena autonomia scolastica”.

Nessuno ha pensato al numero dei voti…

Intanto parte una gogna mediatica che nemmeno Mussolini.
Tutti addosso al partito riformista di Renzi, che in realtà aveva proposto accorgimenti tesi a non impattare con i numeri in Parlamento troppo esigui per portare avanti il disegno.

Il Partito Democratico di Letta, affiancato dai pentastellati, si defila e si batte affinché il disegno di legge non si smuovesse di una virgola.
Salvini e Meloni danno sfogo a tutte le loro più grandi frustrazioni, ma il leader della Lega sottolinea che se deve votare una legge contro odio e discriminazione non ha problemi, ma non voterà una legge che mini la libertà di opinione.

In tutto questo trambusto, però, hanno dimenticato, tutti, che per approvare un disegno di legge ci vogliono i numeri.
Dopo tutto questo tira e molla, arriviamo ad oggi.

L’epilogo del Ddl Zan

ll voto segreto in Senato di oggi, sul Ddl Zan  ha significato prestare il fianco ai franchi tiratori, che, ovviamente come già aveva anticipato Matteo Renzi, hanno agito indisturbati.
Nel segreto del voto, il Senato ha approvato (con 154 voti a favore) la richiesta di non passaggio agli articoli del Ddl Zan, la cosiddetta ‘tagliola’ presentata da circa 20 senatori di Lega e Fratelli d’Italia.
Italia Viva, ha votato convintamente NO contro la tagliola, mentre invece pare che i 23 voti a favore registrati in più, vadano ricercati tra i Dem e i grillini.

Il segretario del Pd ha parlato di mediazione, ha difeso i diritti umani solo nei salotti televisivi, poi li ha dimenticati lì, impegnato com’è a rincorrere i pentastellati che non votarono neanche la legge sulle unioni civili.
I riformisti volevano il voto palese, è bene sottolinearlo.
Nessuno sarebbe potuto sfuggire alle proprie responsabilità.

Le opinioni lasciano il tempo che trovano

Oggi l’Italia perde l’opportunità di fare un passo verso la civiltà.
L’Italia rimane ancora indietro, e sceglie di farlo convintamente.
Oggi l’Italia sceglie di mettere il colore di un partito prima di un diritto civile.
Le battaglie di diritto non possono trasformarsi in opinione di partito.
Mediare sulla legge sarebbe stata la decisione giusta?
Forse sì, lo sarebbe stato.
Per riconsegnare un diritto nelle mani di chi lo avrebbe dovuto avere già, a prescindere da una legge creata ad hoc.
Non ha vinto nessuno, oggi.
Abbiamo perso tutti.
Abbiamo calpestato la dignità di tutte quelle persone che sognavano, finalmente, di avere una tutela legale.
E per cosa? Per sentir urlare la Ferragni da instagram? O per indignarci a comando?
La politica, quella vera, fa le cose. La politica media e trova soluzioni. Non baratta un like per un diritto umano.