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Adolescenti transgender e non binary

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Il 9 settembre 2021, la redazione del periodico Il Simposio ha tenuto l’evento on line Adolescenti transgender e non binary. La registrazione completa è disponibile su YouTube, sui canali di Antonia Monopoli e Progetto Genderqueer. Vale la pena di spender qualche parola anche qui, visto l’argomento.

L’idea dell’evento è nata dall’esigenza di rispondere a certa “TV spazzatura” che gioca sulle emozioni suscitate dai percorsi di transizione in età minorile. Il focus della conferenza era sugli adolescenti, perché è in questa età che si sviluppa la sessualità e si rafforza l’identità di genere.

A parlare per prima è stata Antonia Monopoli, attivista transgender. Il suo intervento ha sottolineato l’importanza di prendere coscienza presto della propria identità di genere. Anche l’ambiente familiare è decisivo: una famiglia che accetta e supporta il percorso di unǝ adolescente contribuisce a condurlo a buon fine. Viceversa, un ostinato rifiuto di riconoscere l’identità di genere di unǝ figliǝ lǝ rende ancor più difficile raggiungere un equilibrio esistenziale.

Circa i percorsi non medicalizzati, è intervenuto Nathan Bonnì: attivista transgender e coordinatore del gruppo di autocoscienza “Progetto Genderqueer” (oltre che di EnbyPost). Per quanto riguarda lǝ adolescenti non binary, il loro minimo comune denominatore è l’insofferenza verso gli stereotipi di genere. I percorsi che intraprenderanno saranno però differenti, anche col supporto di uno psicologo. Alcune di loro si riconosceranno come ragazze femministe e/o lesbiche; altri come ragazzi gay; altrǝ imboccheranno la via della transizione binaria (da femmina a maschio o da maschio a femmina); altrǝ non rientreranno in alcun genere canonico.

Sotto il profilo legale, l’unico percorso riconosciuto è quello binario e medicalizzato. Ottenere un cambio di documenti in altro modo è praticamente impossibile. In un’età così precoce, sarebbe anche poco augurabile optare per misure irreversibili. Questa è la posizione della dott.ssa Roberta Ribali, neuropsichiatra e consulente del Tribunale di Milano. Il suo intervento ha sottolineato la necessità di non esercitare alcun tipo di pressione. È normale che lǝ adolescenti siano in cerca della propria identità e cerchino di comprendere la propria sessualità in divenire. Non è strano neppure vederlǝ passare da un’espressione di genere maschile a una femminile e viceversa. Questo è parte della crescita di alcunǝ e forzarlǝ in una direzione o in un’altra sarebbe soltanto dannoso per il loro equilibrio psicofisico.

Ulteriormente complesso è l’aspetto giuridico. Se ne è occupato l’avv. Giuseppe Berti del Foro di Milano. I casi di transizione minorile per via legale sono aumentati significativamente a partire dalla fine degli anni ’90. Le sentenze pubblicate sono poche e si fa riferimento soprattutto a norme secondarie. Fra le sentenze, è stata particolarmente controversa una del Tribunale di Catania: considerando la transizione una scelta personalissima del soggetto, è stata respinta la domanda di cambio di documenti presentata dai suoi genitori. Insomma, la richiesta avrebbe dovuto partire dallǝ direttǝ interessatǝ maggiorenne.

La non binarietà di genere nell’adolescenza è inestricabilmente legata alla crescita, al fatto che la personalità è ancora in divenire. Ciò su cui si può concordare è che l’adolescente, nella definizione della propria identità di genere, deve trovare nell’adultǝ un sostegno esperto ed empatico, non unǝ tirannǝ.

Non esiste un percorso unico adatto a tuttǝ e qualsiasi forzatura comprometterebbe la formazione di una personalità solida e serena.

Erica “Eric” Gazzoldi