Il maschilismo del design, progettato per il corpo maschile

Il maschilismo del design: questo articolo è nato da una domanda che avevo in testa da un po‘ esiste il maschilismo nel design?

La prima cosa che ho fatto è aprire il computer e andare a controllare un po di dati e ad approfondire.
Iniziamo da un dato, l”80% dei designer e architetti industriali che praticano la professione negli studi di tutto il mondo sono bianchi e maschi.
Che peso ha questo dato nella progettazione dei prodotti e servizi?

Il maschilismo del design, progettato per il corpo maschile 2

Il maschilismo del design, progettato per il corpo maschile

È più leggevo e andavo a fondo e più aumentava la consapevolezza che analizzare il mondo del design dal punto di vista del genere ci fornisce una nuova prospettiva sui prodotti che utilizziamo giornalmente dalla macchina, agli assistenti vocali, alle toilette.

E aiuta a mettere in luce un grande un problema di prodotti e servizi che ignorano le esigenze dei gruppi emarginati; progetti che non sono adatti o escludono alcuni utenti; o perpetuano gli stereotipi di genere; e creano nuove disuguaglianze sociali.

Le tre tipologie di gender bias nel design

Il gender bias può essere riassunto in tre tipologie:

L’uso dello standard

Gli standard sono generalmente usati per migliorare la sicurezza e l’usabilità dei prodotti e l’efficienza di progettazione.

Il rovescio della medaglia è che l’uso di standard, che non sono rappresentativi di tutti, porta a un design polarizzato sul solo genere maschile.
Un esempio di questo sono le tastiere per pianoforti progettate per le mani maschili e non adatti alle donne.

Le associazioni

I disegnatori possono essere guidati da pregiudizi su ciò che è maschile e femminile e ciò porta a un design che esclude.
Esempi di questo sono il rosa per le bambine il blu per i maschietti il designer di giocattoli.

Comportamento

Spesso nel gruppo target non sono prese in considerazione le differenze di comportamento. Uomini e donne sono differenti nel nelle aspettative, nelle convinzioni e negli obblighi sociali e culturali e ciò ha molta influenza nel modo in cui percepiscono il mondo.

La conseguenza è che se il contesto non viene preso in considerazione dal designer il modo in cui gli utenti reagiranno al prodotto o al servizio sarà molto distante dalle aspettative del designer.

Maschilismo e bagni pubblici?

Analizziamo la struttura dei bagni pubblici. Lo spazio dedicato alle donne e agli uomini è uguale ma le donne hanno necessità diverse.
Hanno bisogno di usare più spesso la toilette perché hanno le mestruazioni, si prendono cura dei bambini che spesso vanno in bagno con la mamma, vestono abiti più impegnativi e ingombranti.

Il bagno maschile è generalmente composto da orinatoi che consentono di raddoppiare lo spazio mentre nei bagni femminili bisogna sedersi.
Ma nonostante ciò molti servizi igienici pubblici continuano a essere strutture che sono uguali nello spazio fisico, favorendo i corpi degli uomini, esperienze e bisogni.

Prodotti Tech e maschilismo

Se analizziamo il mondo Tech due cose saltano subito all’ occhio:

Il set di dati con cui addestriamo gli algoritmi è polarizzato al maschile. Il riconoscimento vocale di Amazon e Google per esempio tende a riconoscere meglio le voci maschili rispetto a quelli femminili,

L’ altro problema è che il mondo Tech è dominato dagli uomini.

Se diamo un’occhiata ai dati il 93% dei venture capitalisti sono uomini, i data team sono per la maggioranza maschili. Il problema di base è che quindi ignorano le necessità femminili.

Un esempio di ciò?

L’ Apple HealthKit in cui era abilitata la tracciatura di selenio ma non era possibile inserire il tracking del periodo mestruale fino al modello iOS 9.

Ma qual è il rischio del maschilismo nel design Tech?

La mancanza d’inclusione nella Ai non è solo un problema culturale e sociale ma riguarda la sicurezza di prodotti destinati alle persone diventa una questione di vita o di morte.

Per avere prodotti più sicuri in cui sia riconosciuto l’uguale valore di tutte le persone è necessario che i team di progettisti e designer siano composti da diverse voci,

Leggi anche: Come il design maschilista influisce sulle nostre vite quotidiane

Bias nel design e sicurezza

L’industria automobilistica ha fin dalla nascita ignorato le donne. Nel suo libro, Invisible Women, Caroline Criado Perez analizza la storia del manichino nel crash test in Usa.

A partire dal 1960 i crash dei test veicolari sono fatti usando dei manichini modellati sulle misure del maschio medio, ignorando completamente la diversa struttura ossea della donna, il seno, il collo e la muscolatura del collo.

Questo vuol dire che per anni sono state vendute automobili che non erano sicure per le donne, specialmente per quelle incinte. Dobbiamo aspettare il 2011 in Usa perché vengano finalmente introdotte i primi manichini di crash test femminili

Problema risolto? Purtroppo no!

Anche se ci sono 2,5 milioni di donne in più rispetto agli uomini con patente di guida negli Stati Uniti i test -crashed continuano a essere fatti con manichini maschili perché non esiste un test obbligatorio con conducente donna.
I risultati di questi test rappresentano lo standard utilizzato dalle industrie automobilistiche per progettare le nuove macchine.

La sfida della guida autonoma

Ma il genere nel design non è l’unico bias pericoloso lo sono anche la razza, la condizione socioeconomica, l’orientamento sessuale e tanto altro ancora. Pensiamo alla computer vision che è una componente molto importante della guida autonoma.

Tempo fa il sistema di visione computerizzata di Google è stato segnalato per aver etichettato gli afroamericani come gorilla, mentre il sistema di visione di Microsoft non era riuscito a riconoscere le persone dalla pelle più scura.

Il sistema di visione computerizzata è una componente molto importante della guida autonoma per riconoscere e dare un senso al mondo che li circonda. Se questi sistemi non riconoscono le persone di ogni razza come esseri umani, ci saranno serie implicazioni per la sicurezza.

In uno studio recente di Paysa è venuto fuori che ben il 68, 4 per cento di coloro che hanno iniziato a lavorare nel settore delle auto senza conducente sono uomini Dello stesso gruppo, il 42,1% erano bianchi, il 36,2% asiatici e il 21,6% non dichiarati.

Anche se un team di designer cosi composto può avere empatia per gli altri gruppi abbiamo visto come un team omogeneo può’ essere inconsapevolmente guidato dal maschilismo
che può portare a progetti sbilanciati per particolari gruppi.

 

Leggi anche: Preparazione al test d’ingresso di design

Immagine di rawpixel.com su Freepik

Immagine di Freepik

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *