Gattino Leone e la voce degli innocenti: analisi del maltrattamento animale

Un gattino, Leone, che purtroppo non ha bisogno di presentazioni.

Questo articolo parla  di un micio indifeso, Leone gattino scuoiato vivo che ha tragicamente scosso l’opinione pubblica nonché la coscienza collettiva diventando un simbolo potente della lotta contro il maltrattamento animale. Questo episodio orribile non solo mette in luce  il fenomeno della crudeltà verso gli animali ma solleva anche questioni urgenti riguardanti il monitoraggio della devianza sociale e la  necessità di leggi più severe.

Dopo le lacrime, lo shock, il dolore e la rabbia  arriva la domanda delle domande: cosa c’è dietro ad un gesto mostruoso come questo? E perché qualcuno arriva a compierlo?

gattino leone 2 petardi

Ipotesi sul profilo psicologico di chi commette maltrattamento animale

Fare del male a una creatura,  umana o no, sottende ad un profondo e radicato disprezzo per la vita.

Il collegamento tra maltrattamento su animali, devianza e pericolosità sociale è oggi una verità statistica e validata da numerosi studi e ricerche scientifiche. In ambito criminologico e psicologico lo hanno chiamato LINK e in indica

quella stretta correlazione esistente fra maltrattamento e/o uccisione di animali, violenza interpersonale e ogni altra condotta deviante, antisociale e/o criminale – omicidio, stupro, stalking, violenza domestica su donne, minori e anziani, rapina, spaccio, furto, truffa, crimini rituali, crimini predatori, manipolazione mentale, ecc.

Questo collegamento era già ben noto ad Ovidio più di 2000 anni fa che scriveva “Saevitia in bruta est tirocinium crudelitatis in homine” cioè La crudeltà su animali è tirocinio di crudeltà verso gli uomini”.

I numeri riportati qui sotto sono la risultante di una raccolta  di dati in diversi Istituti Penitenziari italiani. Lo scopo era di indagare il collegamento, cioè un LINK, tra maltrattamento sugli animali e altri comportamenti devianti, antisociali e criminali. Questo legame sottolinea l’importanza di affrontare il maltrattamento animale non solo come un problema isolato ma come parte di un più ampio contesto di violenza e abuso.

  • L’87% dei detenuti ha dichiarato di aver assistito o maltrattato o addirittura ucciso un animale quando era un bambino
  • il 64% dei detenuti ha maltrattato animali da adulto, di cui il 48% ha dichiarato di aver maltrattato animali da minorenne
  • l’età media in cui si inizia a fare del male agli animali è risultata essere tra i 4 e i 5 anni

Gli studi suggeriscono che gli individui che commettono atti di crudeltà verso gli animali possono soffrire di disturbi come il disturbo della condotta e il disturbo antisociale di personalità.

Disturbo della condotta e il disturbo antisociale di personalità

Secondo il manuale DSM IV, American Psychiatric Association, queste due patologie sono collegate.

Bambini o adolescenti con disturbo della condotta mancano di sensibilità ed empatia, possono comportarsi da bulli, fino a costringere qualcuno a compiere atti sessuali. A volte la loro aggressività e crudeltà è diretta verso gli animali e possono commettere atti di vandalismo, mentire e rubare.

Non provano rimorso o senso di colpa e sono insensibili ai sentimenti e al benessere altrui. I motivi che portano allo sviluppo di questo disturbo sono legati a maltrattamenti subiti in famiglia e alla provenienza da un costesto sociale fragile.

L’equazione è tanto mostruosa quanto banale: la violenza genera altra violenza.

I bambini vittime di violenza perpetrata dalle principali figure di accudimento possono mostrare condotte aggressive anche contro gli animali perché spostano la loro aggressività contro quegli esseri che, come loro, non hanno modo di difendersi. Tutto questo si trasforma in una vera e propria catena di dolore.

In genere, i comportamenti devianti si arrestano durante la prima età adulta, ma in circa un terzo dei casi, persistono. Molti di questi casi poi, sono compatibili con la diagnosi del disturbo antisociale di personalità.

Questo disturbo è caratterizzato da una parola chiave: irresponsabilità. Le persone che ne soffrono, infrangono la legge, sono fisicamente aggressive e manipolative. Non dimostrano rimorso e senso di colpa ma tendono a trovare le ragioni del loro operato nelle vittime, colpevolizzandole. Vi ricorda qualcosa? Questi individui cioè mostrano spesso una mancanza di empatia, sono impulsivi e sono violenti, violenza che può estendersi ben oltre il maltrattamento degli animali.

Disturbo psichiatrico o società schizofrenica?

Questo legame clinico è assodato e lascia poco spazio ai diversi giudizi dei non adetti ai lavori come me, ma in che cornice inserire tutti gli altri episodi di violenza “legittimati” come la caccia, gli allevamenti intensivi, le corse di cavalli in condizioni riprovevoli o combattimenti tra cani? Cosa dire di chi chirurgicamente taglia orecchie e coda al proprio animale per renderlo più carino? Il pensiero successivo è quasi automatico: cosa dire della nostra legalissima catena di produzione del cibo che vede gli animali trasportati, pinzati, mutilati, ammassati, ammalati, rimpinzati e infine, solo infine, ammazzati, squartati e affettati.

Per Leone, resta da chiedersi quanto ci sia legato al disturbo psicologico di una o più persone e quanto a un male ben più diffuso che afflige la nostra intera società.

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Giustizia per Leone, il gattino morto tra atroci sofferenze

Considerando l’elevata correlazione tra atti di violenza contro gli animali e comportamenti violenti verso gli esseri umani, negli ultimi anni si è sentita l’esigenza di sviluppare un profilo criminale zooantropologico per chi maltratta o uccide gli animali.

L’FBI è stato pioniere in questo ambito: ha classificato il maltrattamento animale come Top crime non solo come segnale di potenziale pericolo sociale. Gli ha assegnato una categoria specifica all’interno del database nazionale dei crimini. Dal 2016 infatti, negli Stati Uniti, tutte le denunce di maltrattamento o uccisione di animali provenienti da ciascuno dei 50 stati vengono registrate nel National Incident-Based Reporting System (N.I.B.R.S.), dove il maltrattamento di animali è classificato come un “Crimine Contro la Società“.

In Italia, il Corpo Forestale dello Stato ha creato il Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (N.I.R.D.A.), incaricato di combattere i crimini di maltrattamento animale. Il codice penale prevede pene di reclusione e sanzioni pecunarie contro chi uccide o maltratta gli animali ma è evidente che abbiamo la necessità di leggi più severe e di un sistema giudiziario e valoriale che riconosca la gravità del maltrattamento animale come episodio predittivo di altri crimini violenti.

Sopratutto, abbiamo bisogno di educare ed educarci alla compassione, di diffondere valori come il rispetto e l’empatia per puntare a vivere sempre più in modo armonioso, civile ed etico. Questo, quantomeno, è il mio sogno.  Una magra consolazione quella di pensare che il gattino Leone, insieme a tutti gli altri animaletti che hanno fatto delle fini orribili, possa essere il nostro faro, una luce che ci guidi fuori da questo vischioso buio culturale.

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Conclusioni: a proposito del male

La prima bozza di questo articolo era un intruglio velenoso e maleodorante di maledizioni e anatemi in rima e non. Mentre scrivevo, mi sono ritrovata a desiderare che esistesse l’inferno e sognare una giusta ed eterna punizione per i colpevoli ma… ho bruciato quel foglio e ho deciso di progettare l’articolo in modo che potesse mettere ordine e offrire un punto di vista più organizzato e basato su quanti più dati possibili. Ho cambiato rotta perché mi sono resa conto che non è affatto facile misurarsi con la sfida di scrivere a proposito del male. Pretendere di dipanare una matassa oscura composta da corde di traumi e patologie che si annodano a condizionamenti sociali e alla cosiddetta banalità del male era davvero troppo.

Confesso, anche io ho un disturbo, soffro di ansia di separazione dal mio gatto per cui chiedo venia a voi se concludo questo articolo in modo meno analitico di come l’ho strutturato.

Sitografia

https://www.repository.unipr.it/handle/1889/4478
https://www.msdmanuals.com/

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