Sono giorni nei quali è impossibile non provare un senso di rabbia e frustrazione. La “tagliola” approvata dal Senato per il ddl Zan suscita inevitabilmente un sentimento di sconforto placato unicamente dalla speranza e dalla volontà di lottare fino alla fine per la difesa dei diritti di tuttǝ noi. Diritti che negli ultimi anni hanno fortunatamente assistito al loro riconoscimento da un numero sempre maggiore di settori che offrono il loro contributo in tema di inclusività introducendo nella vita quotidiana degli atteggiamenti che mirano a esaltare e difendere la libertà d’espressione. Il termine genderless si diffonde con una frequenza sempre maggiore nei campi più disparati e tra questi non resta esclusa la moda. 

giulia-rosa-moda-genderless
Moda Genderless di Giulia Rosa

Moda genderless: dalle lontane origini al Roma Film Fest 2021!

Ai più sarà noto il termine unisex per indicare quegli abiti adatti indistintamente a uomini e donne. Da tempo, invece, si è affermato l’impiego della parola genderless, letteralmente “che non ha genere”.

Il principio della moda genderless è quello di proporre dei capi d’abbigliamento in grado di oltrepassare i limiti imposti dall’identificazione di genere. Offrire, quindi, un modo nuovo di esprimersi anche attraverso gli abiti. 

Le origini sono da collocare cronologicamente al XVIII secolo, il secondo dopoguerra ha poi mostrato ulteriori atti d’emancipazione rappresentati, ad esempio, dal lancio della giacca Armani, un capo né maschile né femminile nato dall’affermarsi di una diffusa volontà delle donne di smettere di “vestirsi da donne” e degli uomini “da uomini”.

 Un principio, quest’ultimo, che trova tra i suoi iniziatori personaggi come David Bowie e che non smette di essere ribadito da personaggǝ pubblicǝ che colgono le occasioni proposte dalla vita mondana per porsi come difensorǝ di una cultura inclusiva. 

Nel settore della moda, negli ultimi anni colossi come H&M e Zara hanno dato il via a un fenomeno accolto dai più illustri esponenti del settore. Fu Gucci nel 2015 a proporre uno stile genderless tramite il quale affrontare gli stereotipi, ma non solo. 

Sangiovanni e i Maneskin a sostegno del gender fluid!

Il Roma Film Fest tenutosi di recente è soltanto una delle manifestazioni che può fare d’esempio a quanto fino ad ora esposto. La comparsa sul red carpet di Sangiovanni, voce finalista della scorsa edizione di Amici,  ha attirato particolare attenzione. Il giovane cantante ha sfoggiato una lunga gonna nera che si fa simbolo della necessità di difendere uno stile genderless. Sin dall’esordio, il cantante ha manifestato la sua sensibilità nei confronti del tema mostrando smalti e abiti i cui colori sarebbero tradizionalmente considerati “femminili”. 

I Maneskin, poi, con il loro debutto al Festival di Sanremo hanno dato il via a un percorso, già anticipato, di esaltazione della libertà individuale proponendo outfit fluidi attraverso i quali ognuno dei membri della band manifesta la propria personalità senza necessariamente portare con se un’etichetta.

La loro carriera in continua ascesa, che in questi ultimi giorni vede addirittura la partecipazione al Tonight Show di Jimmy Fallon, appare incentrata su concetti che in Italia, purtroppo, sembrano essere venuti meno. 

Impossibile non considerare tragicomico che in Italia siano settori come lo spettacolo, il beauty e la moda a offrire sostegno a dei valori fondamentali come la difesa dei diritti civili, come la libertà d’espressione; a sostenere la possibilità e il diritto di essere ciò che si è, senza filtri imposti da categorizzazioni imposte da una società poco inclusiva, in momenti nei quali la politica esulta alla vittoria dell’odio.