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L’immagine di un ragazzo senza vita, sdraiato per terra, freddato con un colpo di pistola allo zigomo è questo ciò che ricordiamo del G8 di Genova, insieme al sangue che bagnava il pavimento della scuola primaria Diaz. Stiamo parlando di Carlo Giuliani, un ragazzo di ventitré brutalmente assassinato dallo stato italiano.

Il 21 luglio 2001 e Carlo Giuliani

È il 2001 e a Genova le proteste infiammano la città. Presso Palazzo Ducale i potenti della terra si ritrovano per parlare di futuro, mentre fuori, nelle vie del capoluogo ligure, migliaia di persone sfilano lungo Corso Europa e dintorni per chiedere un mondo migliore e pace, sono i no-global, i “fricchettoni, i comunisti e le zecche”. (Termini usati dalle forze dell’ordine per indicare i manifestanti. Fonte: https://www.internazionale.it/notizie/2021/06/10/limoni-podcast-g8-genova)

È il 20 luglio quando la tensione inizia a salire e le forze dell’ordine perdono totalmente il controllo della situazione. A Piazza Alimonda, zona Foce, sono molti i manifestanti, tra loro c’è Carlo, un ragazzo politicamente impegnato, che ha svolto il servizio civile presso Amnesty International a Genova e la città la conosce bene, lui che di origini è romano. Carlo è tra di loro e nella foga alza l’estintore che ha trovato a terra, il carabiniere Mario Placanica che si trova sul defender spara un colpo che colpisce Carlo allo zigomo. Nella ricostruzione dei fatti i tre agenti presenti diranno di essersi allontanati dalla confusione e che non si accorsero di essere passati due volte sul corpo di Carlo a terra.

L’immagine di Giuliani con il passamontagna e l’estintore alzato in aria è il simbolo di una generazione, e di quelle successive, quelle che a lungo hanno continuato e continuano a manifestare per un mondo migliore. Ed è proprio parlando di futuro che in molti si sono interrogati sulla vicenda cercando di sottolineare sempre vittime e colpevoli.

Carlo Giuliani: cosa ricordiamo vent’anni dopo

Ci si chiede, vent’anni dopo quegli scontri se sia ancora possibile parlare di Carlo Giuliani in maniera differente, senza scadere nella retorica subdola tra colpevoli e vittime.  Ci è riuscito Gianluca Staderini che ha pubblicato a giugno 2021, con la casa editrice Red Star Kids un volume dedicato proprio a Carlo intitolato «Di tutti i colori. Un bambino di nome Carlo Giuliani». Staderini, grafico di professione, realizza un’opera magistrale che insegna ai più piccoli il valore della libertà. È tuttavia un volume capace di insegnare anche ai più grandi che l’impegno civile nasce fin dall’infanzia. Le sue sono pagine cariche di significato che riempiono lo spazio bianco; parallelismo con la divisione della città di Genova in quelle giornate afose di luglio 2001, grazie all’invasione del colore.

È proprio la netta contrapposizione di un bambino che cresce fuori dagli schemi, che scappa dall’asilo nido, che canta, ad invadere lo spazio della pagina vuota.

Perché è importante leggere questo testo

L’importanza di questo testo non risiede solo nel profondo ruolo educativo che esso riveste, ma anche nella collaborazione che l’autore ha condotto con la sorella di Carlo, Elena. Insieme hanno presentato l’opera alla XXXIII edizione del Salone del Libro di Torino mostrando all’Italia intera che la memoria va preservata fin dalla giovane età e non solo quando giunge la morte di un individuo. Dovremmo infatti imparare che prima di essere stati adulti e giovani siamo stati anche bambini, che abbiamo imparato a camminare e perfino a pensare e questo libro ci ricorda davvero le origini della nostra coscienza critica.

In questo testo Carlo, detto “picinin”, si trasforma in un pesciolino che ama tuffarsi nel mare, in Ulisse che viaggia verso terre sconfinate che vuole conoscere il mondo, in un ragazzo innamorato di Emanuela e amante degli animali.

Cosa ci lascia Gianluca Staderini

Negli anni è stato difficile parlare di Carlo Giuliani con cognizione di causa e con passione, è stato difficile accettare per la famiglia, che un giovane di appena ventitré anni venisse brutalmente ucciso da chi dovrebbe tutelare l’ordine pubblico. Il settimanale «L’espresso» l’11 luglio 2021 ha pubblicato un lungo articolo in cui si evidenziavano le lacune giudiziarie protratte negli anni delle vicende del G8. Di Carlo si è discusso molto, ma solo in termini di colpevolezza, mai di assoluzione, eppure oggi, a vent’anni da quel giorno, Carlo è diventato il simbolo come raccontano gli Assalti Frontali in una delle loro canzoni:

Fino all’ultimo è rimasto davanti fino ad alzarsi con un estintore in primo piano ci ha insegnato a vedere cos’è un essere umano. (Assalti Frontali, Rotta indipendente)

Dunque è necessario credere e lottare sempre per quel principio di colore che deve restare nei nostri cuori. Anche i più giovani possono cambiare il mondo, e non solo i potenti della terra, Carlo ce l’ha insegnato e Gianluca Staderini ci ricorda che dobbiamo parlare ai più piccoli di attualità, che possiamo raccontare e che dobbiamo farlo con tutti gli strumenti possibili che possediamo, affinché la nostra memoria non appassisca diventando un mero spazio bianco.

 

 

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