Che la lingua italiana fosse ricca di stereotipi sessisti lo aveva già appurato Alma Sabatini, linguista italiana che nel 1987 ha pubblicato le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana. Si tratta di una serie di linee guida il cui intento è quello di suggerire alternative per eliminare definitivamente le differenze di genere nel linguaggio e dare maggiore visibilità ad aspetti della lingua che fanno riferimento alle donne.
La lingua, però, non viene fatta soltanto da regole ben scritte come nei testi scolastici, ma sono i parlanti a renderla tale. Essa subisce delle modifiche perché sono i parlanti stessi a cambiare abitudini, atteggiamenti e pensieri in base a ciò che li circonda. Basti pensare ai neologismi consolidati in seguito alla nascita di strumenti tecnologici. Per cambiare queste abitudini linguistiche è necessario indagare le strutture linguistiche e semantiche che si trovano alla base della costruzione di un immaginario sociale e culturale.

Qual è il primo approccio che noi esseri umani abbiamo con la realtà raccontata da un’istituzione diversa dalla famiglia? 

Impariamo a scrivere e a leggere intorno all’età di sei anni alle scuole elementari, perfezionando in seguito quanto abbiamo appreso. Quale migliore strumento di apprendimento, quindi, può essere un testo scolastico che ci insegna a comunicare con il mondo?
L’obiettivo principale di ciascun testo è stato da sempre quello di influire nella costruzione di un immaginario collettivo e sociale che potesse rispecchiare, quanto il più possibile, la società del momento. Se pensiamo che nel periodo fascista la casa editrice Mondadori era l’unica a detenere i diritti di pubblicazione e distribuzione del testo unico (il cosiddetto sussidiario su cui alcunə di noi hanno studiato), l’idea è molto più chiara.

Ricordiamo inoltre che, dal punto di vista linguistico, il linguaggio viene appreso per imitazione. Fin dalla tenera età, infatti, l’atteggiamento dellə bambinə è quello di imitare il comportamento degli adulti dello stesso sesso.

Le case editrici oggi si impegnano a riscrivere i propri testi scolastici in ottica di genere.

Non è così facile come possa sembrare, poiché non si tratta esclusivamente di usare la schwa (ə) o altre forme di inclusione. Smascherare i fondamenti sessisti di cui i testi scolastici sono colmi significa indagare gli stereotipi di carattere psicologico-comportamentali e quelli in ambito socio-professionale e familiare. Ad esempio, l’idea che i maschi non piangono e che le donne, al contrario, sono fragili. O ancora la madre dedita alle faccende domestiche e il padre impegnato al sostentamento economico della famiglia. Un gender gap ancora evidente nella società.

Questi stereotipi danno origine ad una dicotomia tra i due sessi, mettendo in luce l’impossibilità di poter scambiare i ruoli all’interno della società o della famiglia. Quest’ultimo luogo in cui bambinə apprendono i ruoli sessuali patriarcali fin da piccoli. I libri di testo danno per scontato questa separazione fra sessi e non si propongono di modificarla, perché sembra essere più importante eliminare ciò che può essere identificato come “elemento in comune” tra maschi e femmine, ed esaltare invece ciò che rende i due sessi differenti l’uno dall’atro.

Non è un caso, quindi, che i testi di storia e geografia non mettono in risalto i successi femminili, ma piuttosto quelli maschili. Questo evento contribuisce a innescare nell’immaginario dellə più piccolə la convinzione che le donne non abbiano, se non poco, contribuito alla storia e all’evoluzione del genere umano. Tuttə lə bambinə hanno il diritto di imparare a costruire un mondo senza stereotipi di alcun genere, e di conseguenza è solo in questo modo che potranno mettere in pratica un corretto uso della lingua italiana.

Testi scolastici: le tempistiche non sono il nostro forte.

Nonostante il primo codice di autoregolamentazione (il Progetto POLITE) sia nato nel 1998 con l’obiettivo di migliorare gli strumenti scolastici in relazione alle tematiche dell’identità di genere, è solo di recente che si avverte un’aria di cambiamento.
Le case editrici Zanichelli e Rizzoli Education hanno realizzato due progetti col medesimo obiettivo: promuovere la parità di genere nei testi scolastici, restituendo la pluralità di una società che si sta sempre più evolvendo, e permettendo a ciascun individuo di costruire la propria identità libera da stereotipi di genere. Il loro decalogo non rappresenta, però, un progetto concluso, quanto una continua evoluzione e progressione verso testi e strumenti indirizzati a docenti e alunnə.

La scuola rappresenta bambini e bambine allo stesso modo, senza distinzione di genere.

Per questo motivo è opportuno che tale rappresentazione univoca parta dai testi utilizzati dalle classi per studiare. Le case editrici di scolastica hanno compiuto enormi passi avanti, soprattutto da quando le politiche di genere interessano le istituzioni scolastiche. Ad esempio, se nei testi scolastici di scienze si parlasse dell’astronauta Samantha Cristoforetti, le bambine avrebbero l’esempio di una donna che ha rotto le barriere degli stereotipi di genere.
Di conseguenza aumenterebbe la probabilità che le facoltà tecnico-scientifiche in università sarebbero frequentate da una percentuale di donne più alta rispetto a quella odierna. Supportare questo sviluppo linguistico significa incentivare la realizzazione di una maggiore consapevolezza da parte delle future generazioni che vogliono concretizzare i propri desideri.