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TikTok: cos’è?

TikTok è una piattaforma social creata nel 2016 con il nome di Musically, uno strumento che rappresenta anche le minoranze.
L’interfaccia del social appare molto diversa da quella delle altre piattaforme: appena aperta non troviamo nessuna bacheca ma veniamo catapultati in un contenuto, un video, dai 15 secondi ai 3 minuti che, il più delle volte, sfrutta degli audio di sottofondo in trend.

Una volta aperta l’applicazione possiamo scegliere se rimanere nei cosiddetti per te, in cui l’algoritmo consiglia video simili a contenuti con cui si ha già interagito, oppure passare in modalità seguiti, che mostrerà un solo video della cerchia di creator già seguiti.
Questi video sono creati direttamente dagli utenti e, nonostante i pregiudizi, possono rivelarsi davvero interessanti.

Punti di forza: rappresentazione e confronto

Esattamente come gli altri social (e, per i più nostalgici, anche come la televisione), TikTok è un contenitore. All’interno di questo specifico strumento si può caricare ciò che si vuole: da appetitosi video di cucina, a incredibili make-up tutorial, a recensioni di profumi, libri, locali. Fortissima è la rappresentazione delle minoranze.

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fonte: freepik

La grande forza del social è l’immediatezza con cui i contenuti arrivano da tutto il mondo: se si interagisce o si segue creator non-binary italiani, scorrendo i contenuti, ne saranno consigliati altri statunitensi, francesi, portoghesi, ecc…

Così accade anche per le disabilità e le neurodiversità: seguendo contenuti sull’ADHD o sullo Spettro Autistico, verranno consigliati argomenti simili.
Tutto questo amplifica enormemente l’audience raggiungibile dalle parole di una sola persona e permette di confrontare, con assoluta immediatezza, la propria realtà con quella del mondo.

 

TikTok per le minoranze: analisi delle criticità

Nonostante le grandi potenzialità del social, un uso continuativo e attento ne rivela alcune criticità.

Problema dell’advocacy

Si moltiplicano le attività di advocacy per le minoranze, dalle minoranze. Ma chi controlla l’attendibilità dei contenuti?

Essendo uno strumento alla portata di tutti, ognuno può caricare il proprio contenuto divulgativo. Spesso, però, i temi trattati sono complessi se non si è un professionista del settore e le polemiche non costruttive trovano terreno fertile.
Un esempio recente: la discussione sul definire le persone Asperger con questo nome. Alcuni divulgatori, infatti, asseriscono che Hans Asperger avesse legami con partiti di estrema destra.
Una polemica assolutamente sterile e anche dannosa per qualcuno che, in questo nome, riconosce parte della sua identità.
Un grosso problema è anche quello dei video con elenchi infiniti di sintomi.
Contenuti che, in una manciata di secondi, pretendono di definire disturbi, malattie o neurodiversità, ma il cui unico risultato è quello di confondere e destabilizzare chi li vede.
Più pericolosa di una mancanza di rappresentazione è la diffusione di una rappresentazione distorta.

Problema della “bolla”

I contenuti che ci verranno presentati nei per te, dopo un minimo di utilizzo, saranno legati alle preferenze che abbiamo espresso. Il risultato è che accederemo allo stesso side di TikTok a ogni login, vedendo sempre le stesse tipologie di contenuti.
Non è detto che questo campanilismo sia un male, perché ci permette di avere accesso a una bolla di persone e a contenuti a noi affini, il che può farci sentire meno soli e più rappresentati e, quindi, validi. 

L’isolamento nell’isola felice, però, è limitante e, alla lunga, più che aiutarci può ostacolarci. Anche se si ha la necessità di appartenere a una comunità online è necessario ricordare che c’è un mondo che va oltre la piattaforma digitale.

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fornita da freepik

Problema della rappresentazione

Cosa interessante: si è andato a sviluppare un fenotipo dominante a cui le persone non-binary dovrebbero tendere; bisognerebbe essere magrǝ, biancǝ, androginǝ e AFAB; un approccio all’espressione di genere non realistico e per alcuni, ovviamente, inarrivabile.

Tra i più giovani, esiste anche lo stereotipo degli interessi in comune verso animali o oggetti, come la fissazione per le rane, i funghi e tutto ciò che li richiama o li riproduce.
L’esistenza delle persone AMAB è poco riconosciuta, così come un’espressione di genere androgina sembra essere l’unica possibile per avere il passpartout alla non binarietà. Preferenza comune e legittima, ma non necessaria nel definire un’identità.

Nonostante la presenza di molte criticità, questo social rappresenta un megafono per le minoranze di ogni tipo, permettendo loro di parlare di se stesse da se stesse, di raggiungere un pubblico vastissimo e di dimostrare che, nonostante le piccole differenze, tutti noi siamo e rimaniamo, indiscutibilmente, umani.

 

Editing: Chiara Cremascoli

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