Era il dicembre 1971 quando fu pubblicato il numero zero del mensile «Fuori!». La storia delle battaglie della comunità per i diritti della comunità LGBTQ+ festeggia nel 2021 i suoi primi cinquant’anni. Per celebrare questo primo traguardo la casa editrice Nero edizioni ha pubblicato un volume intitolato FUORI!!! 1971-1974 curato da Carlo Antonelli e Francesco Urbano Ragazzi.

Diritti della comunità LGBTQ+ cinquant’anni fa

Quando oggi si parla di comunità LGBTQ+ molti faticano a pensare alla storia del movimento, si pensa che tutto sia nato recentemente. Le sue origini risalgono infatti ai primi anni ’70 quando il Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano distribuiva il mensile sopracitato al calar della notte per non essere riconosciuti. I nomi che aderirono a questo progetto furono tantissimi, spesso firmavano i loro pezzi con pseudonimi o nomi di fantasia. Inscindibile era infatti lo stretto legame che il movimento condivideva con quello operaio. Alcuni però firmarono con i loro nomi, si ricordano Pezzana, Cohen, Marco Pannella, Simone De Beauvoir e la stessa Fernanda Pivano che curava una rubrica intitolata “La pagina di Nanda”. Cinquant’anni fa tra pantaloni a zampa di elefante e ribellioni giovanili, nate sotto la spinta operaia, iniziava a diffondersi nella società italiana il tema del “diritto” anche se questo si muoveva di nascosto, quasi senza fare rumore. L’esigenza allora era quella di conoscere cosa stesse succedendo oltralpe.

Cosa accade oggi in altri stati e che noi non conosciamo

La nostra redazione ha incontrato Serena, un’attivista che negli anni si è spostata in diverse parti d’Europa e del mondo. Ci racconta di aver perseguito una spinta non solo lavorativa, ma anche dettata dal desiderio di conoscenza. Serena collabora e scrive per alcune riviste e attualmente si trova a Parigi. Attraverso uno schermo ci racconta dei suoi primi spostamenti tra Erasmus condotti in Germania, Olanda e un’esperienza alla Camera di Commercio in Sud Africa. Le chiediamo alcune considerazioni in merito all’Italia in relazione agli altri paesi su alcune delle questioni più spinose che arrovellano il dibattito pubblico.

Diritti della comunità LGBTQ+ e Linguaggio inclusivo

Questo argomento è molto complesso- dice Serena- a lungo ho discusso con persone che consideravano la lingua italiana come unica e assoluta, immutabile anche per la sua storicità e la sua portata. Quello che manca, e che non si ritrova anche lingue, è un sistema linguistico che possa essere davvero inclusivo. Continueremo a sostituire la desinenza finale con asterischi e schwa fino a quando questo paese non riconoscerà la portata della lingua. Sarebbe infatti necessario, infatti, rivalutare un’educazione linguistica sull’argomento che parta fin dai primi anni di vita dei bambini. Il vero problema è che si confonde ancora spesso l’identità di genere da quella sessuale.

Il DDL ZAN

Ho discusso con alcuni amici stranieri sull’attuale situazione giuridica italiana in tema di diritti. In Francia esiste una legge molto severa a riguardo dove l’identità di genere non solo viene legittimata, ma anche dove è possibile punire nel caso di discriminazione. Per quanto riguarda l’Olanda invece, paese che a mio avviso cela un pacato perbenismo sull’argomento, non esiste nessuna tutela. Avendo vissuto in queste ultime due città per lungo tempo, posso affermare che quello che ho notato è che in Italia oltre a mancare una vera e propria tutela dal punto di vista giurisdizionale, manca anche una partecipazione sociale. In Olanda, paese che si professa apertamente europeo, la situazione è ben peggiore che in Italia- racconta Serena.

Aggiunge tuttavia che la partecipazione degli italiani all’estero è più attiva e inclusiva, si tende infatti a guardare all’Italia con una nota di tristezza, in quanto siamo lontani, ma anche di rammarico poiché non si riesce, arrivati a questa altezza di tempo a parlare apertamente di tutele.

Violenza

Per quanto riguarda questo tema- dice Serena- in Italia e in Germania viene data poca attenzione al tema della violenza psicologica. Da donna mi è capitato di subire una serie di discriminazioni in diversi ambiti della vita. In particolare, durante la mia esperienza in Sud Africa avevo paura.

Non mi sentivo sicura a camminare in alcuni quartieri e questo non era dettato da una percezione europea che abbiamo di quello stato, ma proprio perché alcuni spostamenti mi erano vietati se non accompagnata da persone autoctone.

La nostra chiacchierata è durata circa due ore e i temi affrontati sono stati tanti. Concludiamo percependo come lo stato di diritti non solo non sia garantito nel nostro paese, ma anche come in altri paesi europei e non vi sia un profondo distacco tra ciò che siamo e quello che dovremmo essere.

L’uscita di questo libro non è solo fondamentale per comprendere quale evoluzione abbia avuto la comunità LGBTQ+ nel nostro paese, ma anche per capire quello che ancora manca e deve essere fatto in tema di diritti sociali e di identità. Solo quando avremo costruito una vera e propria educazione sull’argomento potremo definirci attivisti a 360, persone dunque consapevoli, che, come la società, cambia, così anche le tutele devono cambiare.

 

 

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